Terapia forestale: funziona davvero? I numeri della ricerca.
"Ma funziona davvero?"
È la domanda che ogni persona ragionevole potrebbe fare prima di dedicare una mattinata a camminare in un bosco con l'aspettativa di ricavarne un beneficio misurabile. Ed è la domanda che mi piace di più, perché è quella che mi pongo anch'io ogni volta che mi avvicino a una pratica nuova.
La risposta dipende da cosa si intende per "funziona". Se la domanda è: “produce effetti misurabili a breve termine su ansia, stress e umore?” la risposta è sì, con un corpo di evidenze solido e in crescita. Se la domanda è: “guarisce patologie croniche con una singola sessione?” la risposta è no, e chi ti dice il contrario sta vendendo qualcosa che la scienza non supporta.
Quello che segue è una sintesi di cosa sappiamo, cosa non sappiamo ancora e cosa i dati dicono con ragionevole certezza.
La campagna sperimentale più grande al mondo
Tra il 2021 e il 2025 il CNR-IBE (Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto per la BioEconomia) e il CAI (Club Alpino Italiano) hanno condotto la campagna sperimentale di terapia forestale più ampia mai realizzata: oltre 70 sessioni, più di 1600 partecipanti, 60 siti forestali distribuiti su tutto il territorio nazionale.
Per ogni sessione sono stati raccolti dati ambientali (concentrazione di composti organici volatili, parametri meteorologici, livelli sonori) e dati sui partecipanti (questionari psicometrici pre e post sessione). Gli strumenti utilizzati sono il POMS "(Profile of Mood States) per il tono dell'umore, e lo STAI (State-Trait Anxiety Inventory) per l'ansia di stato e di tratto.
I risultati principali, pubblicati su riviste peer-reviewed internazionali, mostrano riduzioni significative dell'ansia di stato e del Total Mood Disturbance dopo ogni sessione, con effetti consistenti attraverso siti, stagioni e caratteristiche demografiche diverse.
Quanto vale la guida clinica
Uno degli studi più recenti (pubblicato su Behavioral Sciences nel 2025) ha confrontato sessioni guidate da un professionista clinico con sessioni autocondotte (dove i partecipanti seguivano cartelli informativi senza guida clinica), a parità di percorso, giorno e istruzioni.
I risultati sono netti: le sessioni guidate producono effetti significativamente superiori sulla riduzione dell'ansia, sul miglioramento dell'umore e sull'autostima, con minore dispersione individuale. Il valore stimato della guida clinica supera di circa 1,7 volte quello dell'autoconduzione.
Tradotto in termini economici (usando la metodologia dei QALY, Quality Adjusted Life Years) programmi annuali strutturati con guida clinica mostrano valori medi di risparmio sanitario per persona dell'ordine di 4-10 mila euro l'anno, contro un costo stimato della conduzione professionale di circa 500 euro l'anno.
La differenza tra passeggiare in un bosco da soli e farlo all'interno di un protocollo clinico non è solo qualitativa. È misurabile.
I numeri sull'ansia
I dati più precisi riguardano l'ansia. Uno studio su 505 soggetti in 39 sessioni ha isolato l'effetto specifico dei monoterpeni: un'esposizione alta produce una riduzione aggiuntiva di 1,28 punti sulla scala STAI rispetto all'esposizione bassa. Un'esposizione molto alta produce una riduzione di 1,61 punti. Quasi il 30% della riduzione totale dell'ansia è attribuibile alla sola esposizione ai monoterpeni.
Per dare un riferimento di scala: una riduzione di 1-2 punti STAI è considerata clinicamente significativa negli studi sugli interventi psicologici. La terapia forestale produce effetti comparabili a breve termine con un'esperienza che la stragrande maggioranza dei partecipanti descrive come piacevole e non invasiva.
Quanto durano gli effetti?
È la domanda più importante per chi pensa alla terapia forestale non come evento singolo ma come pratica continuativa.
Gli effetti acuti, misurati immediatamente dopo la sessione, sono i più documentati. Ma quanto durano?
Per gli effetti psicologici, uno studio sperimentale ha confrontato sessioni reali con sessioni digitali su 4 settimane: la differenza a favore della foresta reale su affetto positivo e benessere può persistere a 1 mese dalla sessione. Molti partecipanti continuano spontaneamente a cercare ambienti naturali dopo l'esperienza, il che suggerisce che la persistenza è in parte comportamentale, non solo fisiologica. Il terreno, una volta smosso, tende a restare permeabile.
Per gli effetti immunitari, i dati mostrano che l'aumento dell'attività delle cellule NK può persistere per oltre 30 giorni dopo una singola esposizione di 3 giorni. Una sessione mensile potrebbe essere sufficiente a mantenere un livello elevato di attività immunitaria nel tempo.
Lo schema che emerge è coerente: effetto acuto forte, decadimento progressivo, mantenimento se si stabilizza la frequenza. Non serve aumentare l'intensità: serve stabilizzare la regolarità. Quattro sessioni l'anno, distribuite nelle stagioni, sembrano sufficienti per mantenere un effetto biologicamente rilevante.
I limiti onesti della ricerca
La ricerca sulla terapia forestale ha limiti reali che vale la pena riconoscere apertamente.
La maggior parte degli studi misura effetti a breve termine. Gli studi con follow-up a lungo termine sono ancora pochi. Sappiamo molto di quello che succede nelle ore dopo una sessione; sappiamo meno di quello che succede dopo sei mesi di pratica regolare.
I campioni sono spesso non rappresentativi della popolazione generale: tendono a essere donne, con alto livello di istruzione, residenti in città, già predisposte positivamente verso la natura.
È difficile controllare il "placebo del bosco": le persone che si iscrivono a una sessione di terapia forestale hanno già una motivazione e un'aspettativa positive. Separare l'effetto biologico dall'effetto aspettativa è metodologicamente complesso.
Detto questo, la solidità complessiva del corpo di evidenze è sufficiente per affermare che la terapia forestale produce effetti reali, misurabili e clinicamente rilevanti su stress, ansia e umore, mediati da meccanismi biologici identificabili.
Non è fede. È scienza applicata con i suoi limiti e le sue certezze. Come ogni buon terreno: non produce tutto, ma quel che produce è vero.