Terapia forestale nella faggeta del Monte Cimino: "una riscoperta dei singoli sensi"
Sabato 13 giugno si è svolta la prima delle tre sessioni di terapia forestale in programma per il 2026, nella faggeta vetusta del Monte Cimino. Il gruppo era eterogeneo: persone dal mondo dell'istruzione, dell'impresa, della sanità. Età diverse, percorsi diversi, un unico punto in comune: il bisogno di fermarsi per qualche ora.
Cosa dice il protocollo, cosa dice l'esperienza
La terapia forestale segue un protocollo strutturato, messo a punto dal CNR dopo anni di ricerca. Non è una passeggiata libera nel verde: ci sono stazioni precise, tempi precisi, una sequenza di attivazione sensoriale che ha una ragione scientifica dietro. Ma, accanto al protocollo, c'è sempre qualcos'altro, l'esperienza soggettiva di chi lo vive, i significati che ciascuno costruisce mentre lo attraversa. Per questo, al termine della sessione, oltre ai test psicometrici previsti, ho chiesto a uno dei partecipanti se fosse disponibile a raccontare cosa avesse vissuto.
"Mi sono fatto guidare"
Enrico, amico e imprenditore, alla sua prima esperienza di terapia forestale, mi ha detto una cosa che mi è rimasta: di vivere con la testa costantemente accesa, pensieri e preoccupazioni sette giorni su sette, e di non riuscire quasi mai a staccare davvero.
Nel bosco, dice, qualcosa si è spostato. L'udito, soprattutto: i suoni che prima sarebbero stati rumore di fondo sono diventati presenza, voci di altri esseri viventi che condividono lo stesso spazio. "Mi sono fidato, mi sono abbandonato e mi sono fatto guidare", mi ha detto. Non è stato immediato, spettacolare; al contrario si è tratta di un percorso, come l'ha chiamato lui.
Le preoccupazioni non sono andate via ma il cervello, per qualche ora, ha avuto tregua; e una tregua, a volte, è già abbastanza per riaffrontare le cose dopo con più lucidità.
I numeri di questa prima sessione
Il protocollo prevede test psicometrici in ingresso e in uscita, per misurare due variabili specifiche: il livello di ansia e il profilo generale dell'umore.
In questa prima sessione, l'ansia è scesa di circa il 26%, un dato coerente con la letteratura internazionale sulla terapia forestale. Ma il dato che racconta di più è un altro: il Total Mood Disturbance, l'indice complessivo che misura quanto il profilo dell'umore sia squilibrato, è sceso di oltre l'80% tra l'inizio e la fine della sessione.
Sono dati aggregati, una media tra partecipanti che hanno risposto in modo diverso ma vanno nella stessa direzione delle parole di Enrico: qualcosa, in quelle quattro ore, si è effettivamente ritirato verso un maggiore equilibrio.
Il ruolo di chi guida
La faggeta vetusta del Monte Cimino è accessibile anche in autonomia, con percorsi e indicazioni pensati per chi vuole farne esperienza da solo. Ma la ricerca, e anche questa prima sessione, raccontano qualcosa di diverso: la presenza di un conduttore con formazione clinica aumenta i benefici dell'esperienza, così come la frequenza con cui viene ripetuta nel tempo.
Enrico lo ha descritto bene: poter lasciare le redini, smettere di dover decidere il passo successivo, è già parte del lavoro. Il resto lo fanno i faggi, gli uccelli, il silenzio.
Le prossime sessioni
Le prossime due sessioni si terranno il 18 luglio e il 19 settembre, sempre nella faggeta vetusta del Monte Cimino.
Tutti i dettagli e il form di iscrizione sono qui: TERAPIA FORESTALE.